Un cambio di direzione
Per anni il percorso è stato sempre lo stesso. Partivamo dall'Italia per presentare i nostri orologi oltreoceano, verso un mercato che sembrava lontano, ma in fondo molto vicino al nostro modo di intendere l'orologeria. New York, Chicago, San Francisco. In tutto questo percorso, Worn & Wound è sempre stato una presenza costante, un punto di riferimento per la community di appassionati e per l'orologeria indipendente, anche attraverso il Windup Watch Fair, il principale circuito fieristico americano dedicato al settore, attivo da oltre dieci anni.
Questa volta, però, è andata diversamente. Per la prima volta è stato il team di Worn & Wound a venire in Italia. Non per una fiera, ma per vedere da vicino il nostro mondo: l'atelier, il processo e dove i nostri orologi prendono davvero forma.

Ripartire da dove eravamo rimasti
Abbiamo incontrato James, COO di Worn & Wound, insieme a sua moglie Megan ed Evan, account manager. È un rapporto costruito nel tempo, tra incontri e tante conversazioni. L'atmosfera è stata subito rilassata: niente formalità, solo un caffè per iniziare.
Da lì, la conversazione è passata spontaneamente alle nostre ultime uscite. Abbiamo riguardato insieme i modelli, le scelte di design e il lavoro che c'è dietro. Il riscontro è stato molto positivo, soprattutto su alcuni dei pezzi più recenti, che hanno colpito fin da subito.
Trovarci qui ci ha dato il tempo di confrontarci con calma, lontano dalla solita frenesia del contesto fieristico.

Nel cuore dell'Atelier
Il team di Worn & Wound ci segue da tempo, ma vedere tutto dal vivo è un'altra cosa. Quello che hanno trovato non è un classico headquarter aziendale, ma un palazzo storico restaurato, con un'identità precisa e un forte legame con il suo contesto. All'interno, orologiai al lavoro, componenti sui tavoli e un team di oltre 20 persone coinvolte nelle diverse fasi del processo.
È una percezione che non si riesce a trasmettere davvero online. La capisci solo quando sei lì, osservando da vicino come vengono fatte le cose e quanta attenzione c'è in ogni passaggio.

Uno scambio di prospettive
Una volta entrati nell'atelier, la conversazione è andata oltre il prodotto. Abbiamo parlato di come sta evolvendo il mercato, di come sta cambiando la community degli appassionati e di cosa cercano oggi i collezionisti. Punti di vista diversi, legati a ruoli differenti, ma spesso convergenti.
È stato un modo per conoscerci davvero meglio, scoprendo aspetti nuovi e quanto, alla fine, avessimo molto in comune.

Il primo progetto condiviso
È qui che le cose hanno iniziato a farsi davvero interessanti.
Abbiamo ripreso un discorso iniziato nei mesi scorsi, tra call e primi scambi di idee, entrando finalmente nel vivo. Ci siamo confrontati sui primi prototipi e su alcuni pezzi campione, mettendo a terra quello che fino a quel momento era rimasto più teorico.
L'idea di un progetto comune esisteva già da tempo, nata da un concept condiviso. Ma è stato proprio in questi giorni che abbiamo definito i dettagli principali del modello. È un progetto a cui siamo particolarmente legati e che siamo convinti potrà essere apprezzato anche dai nostri amici americani e dalla loro community.
Maggiori dettagli verranno svelati nei prossimi mesi.

Ci rivedremo presto
Come sempre, il momento più difficile è quello dei saluti. Il tempo è passato velocemente, quasi senza accorgercene. Quando il confronto è autentico e la passione è condivisa, tutto scorre più rapidamente.
Momenti come questo ricordano una cosa semplice: al di là delle differenze linguistiche e culturali, quando la passione è la stessa, la distanza conta poco.
Per fortuna, avremo molte altre occasioni per rivederci nel corso dell'anno, e continuare questo percorso insieme.










